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Lavorare con piacere: una premessa indispensabile per il successo

In digitale o in presenza, è l’atteggiamento quello che conta

Hermann Scherer è un oratore, formatore e consulente tra i più noti in Germania. Con il suo team ha sempre viaggiato moltissimo. Ma anche per chi era abituato a girare il mondo per lavoro il coronavirus ha rappresentato una cesura: stop agli incontri in presenza, sostituiti dal digitale. A Mastershausen, nella Renania-Palatinato, la sede dell’azienda è stata quindi ampliata, realizzando una location in cui fosse possibile svolgere eventi nel rispetto delle regole imposte dalla pandemia. Ora le trasferte a New York, Miami o Bangkok sono finalmente tornate in auge, e altre destinazioni seguiranno. Oggi abbiamo il piacere di parlare con Hermann Scherer, la sua Head of Events, Lisa Gier e l’Head of Sales, Kai Schneuing. Il tema è il new work, la workation e la possibilità di lavorare ovunque nel mondo.

Voi avete sempre viaggiato molto. Eventi in ogni parte del globo, in aereo con il laptop... poi è arrivato il coronavirus e ha costretto quasi tutte le persone a lasciare uffici e luoghi pubblici per lavorare da casa. Che ripercussioni ha avuto tutto questo sulla vostra attività?

Hermann Scherer:
A dire il vero noi abbiamo fatto esattamente l’opposto, impegnandoci per riportare le persone in presenza nei nostri spazi. Abbiamo costruito una sala apposita, un ufficio enorme e lavorato tantissimo sul posto. In questo modo abbiamo potuto fare qualcosa, almeno in piccoli gruppi e nel rispetto delle regole imposte dal COVID-19, ottimizzando nel contempo i formati online. Siamo diventati una forza sul digitale, che continuiamo naturalmente a utilizzare anche oggi. Funziona bene.

Per un evento a New York mi sono affittato una casa e ho lavorato tre settimane da là facendo anche vacanza. Ma nella nostra azienda avevamo già adottato una formula che ci consentisse di gestire con grande flessibilità lavoro e tempo libero.

Lisa Gier: Per me il concetto di new work implica anche una certa flessibilità. Che non vuol dire decidere se lavorare da casa o dall’ufficio, ma gestire le cose in generale con grande flessibilità. Bisogna avere la capacità e la volontà di adeguarsi alle circostanze: magari un mese stai alla scrivania e quello dopo sei di nuovo in viaggio.


A New York lei, Scherer, ha fatto praticamente una classica workation. Era già successo in precedenza in azienda?

Hermann Scherer: Certo. Nel nostro gruppo siamo sempre in giro ed è normale dire guarda che parto prima o ho pensato di fermarmi un altro po’. E noi lo incoraggiamo molto.

Lisa Gier: Per il nostro prossimo evento, ad esempio, io volo a Bangkok un giorno prima e dopo mi fermo altre tre settimane. Ma lo facevamo già anche prima della pandemia. Abbiamo sempre lavorato da posti diversi e perfino in orari diversi. Non bisogna necessariamente essere in giro per il mondo per farlo: anche se la conferenza è a due ore da casa, magari c’è chi lavora dall’auto o dal treno e chi lo fa già sul posto.

Kai Schneuing: Il modo in cui ho iniziato a lavorare con Hermann rispecchia perfettamente tutto questo. Avevo prenotato già da prima una vacanza, e dopo due settimane di onboarding me ne sono andato quattro settimane con la mia famiglia in Croazia. Loro se ne stavano in spiaggia e in acqua, io mi ritagliavo degli slot per lavorare da sotto l’ombrellone oppure facevo delle riunioni su Zoom in terrazza la sera. Era fantastico, perché significava fiducia, libertà; auguro a tante persone di fare questa esperienza. È questa la flessibilità di cui parlava Lisa. Perché io mi sono limitato a lavorare in un altro paese; ma è stato divertentissimo, con la famiglia è andata più che bene, e questa esperienza mi ha anche fatto crescere come persona.

Hermann Scherer: Nei nostri seminari trasformiamo le persone in brand, vogliamo renderle più grandi, visibili. Questo funziona meglio se alle nuove esperienze si abbina un cambio di scenario. Arrivi gattino, riparti tigre. Questo commento di una partecipante si potrebbe applicare anche al tema della workation.


A livello di reclutamento delle risorse avete notato cambiamenti nelle richieste delle persone? E il new work è un tema rilevante per la vostra clientela o anche da voi?

Lisa Gier:
Per me, ad esempio, avere la possibilità di viaggiare era essenziale, e mi era stata promessa quando sono stata assunta. In generale notiamo però che la flessibilità sul lavoro è uno dei requisiti che ci rende interessanti come azienda. Elementi come lavoro da casa, workation o gestione del tempo, a seconda del settore, in futuro diventeranno sempre più importanti. E questo è fantastico.

Hermann Scherer: Anche tra la nostra clientela questo sta diventando un tema chiave e un traguardo cui puntare. Il che non significa sempre lavorare da un bungalow a Bali, ma dove possibile ripensare e superare la rigidità delle strutture fisse.

Lisa Gier: Molte persone da un lato vedono le opportunità offerte da queste modalità di lavoro, ma dall’altro hanno la sensazione di dover cavalcare un trend senza possibilità di scelta. È bellissimo però quando la gente in loco, ad esempio nei nostri eventi all’estero, riconosce che è cambiato qualcosa nella mentalità e tante persone si dedicano alle proprie mansioni con un senso di libertà molto maggiore. «Mi ha aperto prospettive completamente nuove su molte cose, facendomi crescere,» ha detto una volta una partecipante, ed è questo il cambio di mentalità che può stimolare il new work.

Kai Schneuing: Dopo oltre 20 anni di lavoro autonomo in strutture talvolta obsolete, oggi la mia giornata lavorativa è completamente diversa: il principio è «inizia quando vuoi, finisci quando vuoi», basta che le cose vengano fatte e si reagisca rapidamente. Credo che questo modo di lavorare si stia affermando sempre più. Vedo come funziona per me, che con orari flessibili sono molto più efficiente. Però incontrarsi e avere uno scambio attivo è tuttora essenziale, sia in ufficio che da remoto.

Hermann Scherer: L’elemento che collega tutto questo, infatti, è la passione per il proprio lavoro, la gioia e il divertimento nel farlo. E perché sia così l’azienda deve avere fiducia nel proprio personale. Nel fatto che sia abbastanza maturo per decidere cosa è necessario per svolgere il proprio compito. E se le circostanze lo consentono e c’è la possibilità, dovrebbe essere totalmente indifferente che si lavori dall’ufficio, da casa o da qualunque altro posto.

Empower People:
Hermann Scherer ha fatto la storia della formazione in Germania. Teneva già conferenze e presentazioni quando ancora la figura dello speaker motivazionale era pressoché conosciuta. Presentazioni emozionanti, eventi coinvolgenti: nei suoi seminari in tutto il mondo trasforma le persone in brand.


Per saperne di più su Hermann Scherer www.hermannscherer.com